21 Luglio
Teatro di Palazzo Mezzacapo di Maiori
ore 21:30
Di impostazione Hard Bop, Roy Hargrove è dotato di un suono chiaro e brillante che non ha riferimenti con trombettisti del passato. Scoperto nel 1987 dal celebre trombettista Wynton Marsalis,a vent'anni incide il primo album con l'etichetta Novus e forma un suo gruppo. Realizzerà altri quattro album con la stessa etichetta e avrà la possibilità di dimostrare il suo valore, infatti parteciperà ad incisioni di notabili del jazz quali Sonny Rollins, Frank Morgan e Jackie McLean. Nel 1995 raggiungerà il primo posto come trombettista dell'anno nella classifica dei lettori della prestigiosa rivista jazz "Downbeat".Vincitore del Grammy Award con "Havana" miglior disco di jazz afrocubano inciso con la collaborazione del mitico pianista cubano Chucho Valdes.
Le vie del jazz sono finite? Roy Hargrove incarna il quesito meglio di chiunque altro. Il trombettista che a vent'anni appena già sollazzava i jazzofili con la foto di Freddie Hubbard nel portafogli, ha ormai del tutto chiarito la sua doppia anima, pubblicando nel corso del 2006 due album: uno di canonico hard-bop contemporaneo intitolato "Nothing serious", l'altro di chiara matrice soul-funk, con la denominazione RH Factor, intitolato"Distractions".E allora il dubbio ritorna. Che Hargrove ritenga che i confini del jazz siano ormai non più ampliabili, che gli spiriti di Miles Davis e Charlie Parker proibiscano qualsiasi imbastardimento della musica dei Grandi, che chiunque senta dentro di sé un'energia estranea agli stilemi del jazz "puro" non possa far altro che rivolgersi altrove, rinunciando ad ogni forma di commistione?
Logico che quando, nel 2003, Hargrove ha dato vita alla sua nuova creatura "Roy Hargrove Factor",che coniuga il jazz con le piu' aggiornate tendenze della Black Music, nessuno si è stupito più di tanto.
Nessuno si è stupito (visto che al trombettista piacciono i giochi di parole....) che il suo fattore rh sia contrassegnato da groove tosto (assai) positivo.
"Rh Factor" ha un retrogusto altamente "seventies", Roy ci dà dentro da matti e gli altri fiati non gli sono da meno; le tastiere vanno a mille, funky in prima fila, jazz e soul sempre dietro l'angolo e, a completare la mistura, un pizzico di hip-hop.
Il groove è duro e nei tempi funk si sviluppa in un'autentica battaglia tra la tromba del leader e i sax, contralto e tenore.Il repertorio spazia dall'atmosfera rovente di "I'll stay" dei Funkadelic di un certo George Clinton alla magica "Liquid Streets", jazz-ballad da stratosfera in cui forse Roy pensa bene di rammentare a tutti che qui non si scherza affatto neanche quando si va sul classico , a "Juicy", esercizio soul-jazz d'alta scuola.
video:
http://www.youtube.com/watch?v=8qHdGidUW1M
http://www.youtube.com/watch?v=5RMWtTPK7ao
prevendita:
http://www.lemuse.info/acquista.php?id=49